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Il patrimonio non racconta solo quanto hai, ma chi sei

Domenica 13 settembre, al Festivaletteratura di Mantova, ho partecipato all’ incontro dedicato al valore della filantropia, con Maria Silvia Sacchi e Annarosa Buttarelli.

È stato un dialogo capace di andare oltre, che mi ha portato a riflettere sul significato della condivisione, sulla responsabilità che accompagna la ricchezza e, soprattutto, sul valore che scegliamo di attribuire a ciò che costruiamo nel corso della nostra vita.

Condividere cambia il valore delle esperienze

La prima riflessione è semplice, ma tutt’altro che scontata: qualsiasi esperienza acquista un significato diverso, più grande, quando decidiamo di condividerla con gli altri. Anche per questo motivo ho voluto coinvolgere alcuni ospiti, clienti e non, trasformando l’incontro in qualcosa di più valore: il piacere di ascoltare insieme, qualche piccolo omaggio e, al termine, un momento più personale e conviviale in compagnia delle autrici.

Spesso non è il valore economico di ciò che offriamo a fare la differenza, ma l’attenzione con cui costruiamo un’esperienza e l’intenzione di far sentire le persone parte di qualcosa.

Accumulare ricchezza non basta

C’è anche una seconda riflessione che mi ha colpito e riguarda il patrimonio.

Siamo abituati a misurarlo attraverso numeri, immobili, investimenti e disponibilità finanziarie. Eppure, accumulare ricchezza e darle un significato sono due cose molto diverse. La filantropia, infatti, non parla soltanto di generosità. Parla di scelte, responsabilità e del modo in cui decidiamo di utilizzare ciò che abbiamo costruito nel tempo.

Non conta solamente quanto siamo riusciti ad accumulare, ma anche quale valore vogliamo attribuire a quelle risorse e quale effetto desideriamo che producano. Un patrimonio può offrire sicurezza alla propria famiglia, creare opportunità per i figli, sostenere un progetto imprenditoriale oppure contribuire ad una causa nella quale crediamo e chissà quante altre cose ancora! Può essere conservato, fatto crescere e trasmesso, ma può anche diventare uno strumento per lasciare un segno.

Durante l’incontro è emerso anche un aspetto su cui, ahimè, l’Italia sembra avere ancora parecchia strada da fare rispetto, ad esempio, ai Paesi anglosassoni. Il fondo filantropico è ancora poco conosciuto e il nostro sistema fiscale offre meno incentivi rispetto a quelli previsti in altri Paesi. Eppure, può rivelarsi uno strumento molto interessante, soprattutto per le aziende familiari che desiderano restituire parte del valore creato al territorio in cui sono nate e cresciute. Non si tratta soltanto di fare beneficenza, ma di dare continuità ai propri valori e lasciare un segno concreto nella comunità che ha contribuito alla crescita dell’impresa stessa.

La domanda che dovremmo farci più spesso

Ho trovato un punto di contatto con il mio lavoro.

Quando parlo di patrimonio in consulenza con i miei clienti, le domande iniziali sono spesso le stesse: come faccio a farlo crescere? Cosa posso fare per proteggerlo? Come posso trasmetterlo in modo sicuro alle persone che mi stanno a cuore?

Sono domande importanti, ma forse non sono sufficienti. Prima ancora di scegliere strumenti e soluzioni, dovresti chiederti quale funzione vorresti assegnare alle tue risorse.

La domanda, allora, diventa più profonda: che cosa vogliamo che il nostro patrimonio racconti di noi?

La successione non comincia dal testamento

Questa domanda riguarda inevitabilmente il modo in cui il tuo patrimonio verrà trasmesso.

Quando si parla di successione, infatti, si pensa a qualcosa di lontano oppure ad una semplice divisione dei beni. In realtà, un’analisi successoria serve, innanzitutto, a comprendere che cosa accadrebbe con le leggi in vigore e senza una pianificazione preventiva, al patrimonio familiare e/o aziendale.

Chi riceverebbe cosa? In quale percentuale? I beni sarebbero distribuiti in modo coerente con le tue volontà? Ci sarebbero immobili difficili da dividere, quote societarie da gestire, esigenze differenti tra gli eredi o risorse sufficientemente liquide per affrontare imposte e altri costi?

Porsi queste domande per tempo e sapersi dare una risposta non significa essere pessimisti. Significa evitare che decisioni importanti vengano prese di pancia o lasciate interamente alle regole previste dalla legge che, permettimi di aggiungere, non sempre coincidono con ciò che avremmo realmente voluto!

Negli ultimi incontri con i miei clienti, ad esempio, sto insistendo molto sull’importanza della quota disponibile del patrimonio: quella parte che possiamo destinare liberamente e che, se utilizzata con consapevolezza, può fare una grande differenza. È lo spazio che la legge ci lascia per scegliere chi premiare, riconoscere maggiormente una persona a noi cara o sostenere qualcuno, o qualcosa, a cui teniamo particolarmente.

Da dove iniziare concretamente

Per cominciare, può essere utile porsi alcune domande:

  • Il mio patrimonio è organizzato in modo coerente con le mie volontà?
  • Le persone che desidero proteggere sarebbero davvero tutelate?
  • La presenza di immobili, aziende o investimenti potrebbe rendere difficile la divisione creando liti o disaccordo?
  • Ho mai verificato che cosa accadrebbe concretamente se oggi si aprisse la successione?
  • Oltre ai beni, quali valori e opportunità vorrei trasmettere?
  • Ho mai considerato la possibilità di destinare una parte del mio patrimonio a un progetto filantropico, lasciando un segno concreto anche alla comunità o al territorio a cui sono legato?

Non occorre possedere grandi ricchezze per iniziare a pensarci. Occorre, invece, avere una visione complessiva del patrimonio e qualcuno che ti aiuti a trasformare le tue intenzioni, esigenze familiari e obiettivi futuri in qualcosa di concreto.

È anche in questo che fa la differenza avere al proprio fianco un consulente finanziario: non solo per scegliere come investire i tuoi risparmi, ma per osservare il patrimonio nel suo insieme, far emergere domande che vengono rimandate e coordinare, quando necessario, il lavoro degli altri professionisti di fiducia.

Se queste riflessioni ti hanno fatto emergere qualche dubbio, curiosità o il bisogno di cominciare subito, contattami scrivendo a riccardo@riccardobelletti.it

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