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La pensione è il vero divario

18 Settembre – Giornata della Parità Retributiva

Tempo di lettura: circa 5 minuti

Una domanda di attualità

Il 18 settembre si celebra la Giornata Internazionale della Parità Retributiva, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sulle differenze salariali tra uomini e donne.

Quando si affronta questo tema, il dibattito si concentra quasi sempre sullo stipendio. Ed è comprensibile: una retribuzione diversa a parità di lavoro è un argomento che riguarda il presente.

Esiste però un altro divario, molto meno visibile, che spesso emerge solo dopo decenni.

Quello della pensione.

Una differenza che non nasce il giorno in cui si smette di lavorare, ma si costruisce lentamente durante tutta la vita lavorativa. E proprio perché cresce quasi in silenzio, è anche una delle più sottovalutate.

Perché è importante?

La pensione non dipende soltanto dall’età in cui si smette di lavorare, ma dipende soprattutto dai contributi versati nel corso degli anni.

Ed è qui che il divario può ampliarsi.

Molte donne, ancora oggi, affrontano carriere discontinue, periodi dedicati alla maternità o alla cura della famiglia, contratti part-time o retribuzioni mediamente inferiori rispetto agli uomini. Tutti fattori che incidono direttamente sull’ammontare dei contributi previdenziali e, di conseguenza, sull’importo della pensione futura.

Ma il tema non riguarda soltanto le donne. Anche molti uomini alternano periodi di lavoro dipendente e autonomo, cambiano professione più volte o iniziano a lavorare stabilmente più tardi rispetto al passato.

In altre parole, la pensione futura è sempre meno prevedibile e sempre più legata alle scelte individuali.

Per questo motivo, il fondo pensione non dovrebbe essere vista come un’opzione riservata a pochi, ma come uno strumento che permette di costruire maggiore serenità economica per il domani.

Più si inizia presto, più il tempo diventa un alleato prezioso, soprattutto sulla tassazione finale!

Gli errori più comuni

Uno degli errori più frequenti è pensare che la pensione sia un problema che riguarderà solo il futuro. Se ne sei convinto, prova a parlarne con qualcuno che può darti una risposta concreta!

In realtà, ogni anno che passa contribuisce a determinarne l’importo.

Molte persone iniziano a informarsi quando mancano pochi anni al pensionamento. A quel punto, però, il tempo disponibile per recuperare è inevitabilmente limitato.

Un altro errore consiste nel dare per scontato che la pensione pubblica sarà sufficiente a mantenere lo stesso tenore di vita vissuto. Negli ultimi decenni il sistema previdenziale è cambiato profondamente e oggi costruire un’integrazione pensionistica è diventato sempre più importante.

C’è poi chi considera il fondo pensione un investimento “bloccato”, senza conoscere realmente il suo funzionamento.

In realtà, la normativa prevede diverse situazioni in cui è possibile richiedere anticipazioni, come per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa, per importanti spese sanitarie o per altre esigenze previste dalla legge.

Infine, molte persone rinunciano alla previdenza complementare senza valutare i vantaggi fiscali e, per i lavoratori dipendenti, le opportunità offerte dal conferimento del TFR e dall’eventuale contributo aggiuntivo del datore di lavoro previsto da alcuni contratti collettivi.

Piccole decisioni che, nel lungo periodo, possono produrre differenze molto significative.

Cosa fare concretamente

La prima cosa da fare è smettere di considerare la pensione come un argomento lontano.

Vale la pena dedicare un po’ di tempo per capire quale potrebbe essere il reddito disponibile una volta terminata l’attività lavorativa. Molte persone rimangono sorprese quando scoprono che la pensione potrebbe essere nettamente inferiore all’ultimo stipendio percepito.

Successivamente è utile verificare se si sta già costruendo una previdenza complementare e se il percorso scelto è ancora coerente con la propria situazione lavorativa e familiare.

Per i lavoratori dipendenti è importante comprendere anche il ruolo del TFR. Lasciarlo in azienda o destinarlo a un fondo pensione non è una decisione puramente amministrativa, ma una scelta che può influenzare il patrimonio futuro, la fiscalità e il reddito disponibile al momento della pensione, da quest’anno ancora di più!.

Infine, chi ha interrotto l’attività lavorativa per alcuni periodi o ha avuto una carriera discontinua dovrebbe prestare ancora più attenzione alla pianificazione previdenziale, perché il tempo perso difficilmente potrà essere recuperato completamente.

Tre consigli pratici per risparmiatori e investitori

1- Informati oggi sulla tua pensione futura, non quando sarà ormai troppo tardi, puoi farlo consultando il sito dell’INPS. Conoscere la propria situazione previdenziale permette di intervenire con molti anni di anticipo e costruire eventuali integrazioni.

2- Valuta con il tuo consulente finanziario qual è lo strumento di previdenza complementare più adatto a te. Un fondo pensione può offrire vantaggi che vanno oltre l’accantonamento: benefici fiscali, possibilità di destinare il TFR e, in alcuni casi, contributi aggiuntivi del datore di lavoro.

3- Non sottovalutare il valore del tempo. Anche piccoli versamenti effettuati con continuità per molti anni contribuiscono a costruire una pensione integrativa più solida e una maggiore serenità economica.

Conclusioni

Quando si parla di parità retributiva è giusto riflettere sulle differenze che ancora esistono nel mondo del lavoro, ma sarebbe un errore fermarsi allo stipendio.

Le conseguenze di una carriera lavorativa non si esauriscono con l’ultima busta paga. Continuano anche negli anni della pensione, quando il reddito disponibile diventa uno degli elementi più importanti per mantenere la propria qualità di vita. La buona notizia è che una parte di questo futuro può essere costruita già oggi. Informarsi, pianificare e prendere decisioni consapevoli permette di ridurre le incertezze e affrontare il domani con maggiore tranquillità.

Perché la pensione non dovrebbe essere una sorpresa da scoprire alla fine della carriera.

Dovrebbe essere un progetto da costruire, un passo alla volta, durante tutta la vita lavorativa.

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